Oggi leggevo alcuni articoli del dott. Castellano, psicoterapeuta di Napoli, ed ho trovato un argomento interessante che riporto con parole diverse ma fedele al concetto.
Il bello e l’ esperienza che ne facciamo connettono e legano profondamente la persona a ciò che affascina. L’oggetto, la persona o qualsiasi cosa che colpisce, che si ritiene portatrice di bellezza rapendo l’attenzione, crea una relazione che la fa emergere dallo sfondo. In questa situazione è possibile perdere il senso della propria individualità e dell’altro da sé, si annullano le distanze, ed è possibile fare esperienza di un sentimento di profonda unione.
Si genera un contatto autentico e reale con ciò che riteniamo bello, un contatto che è una forma autentica e immediata d’amore. In questa relazione che si viene a creare c’è spazio per le idealizzazioni, che contribuiscono a rafforzare il legame ma che a volte possono anche ostacolarlo e questo avviene in particolare quando ci riferiamo ad una relazione tra persone reali. In questi casi sorge il pericolo del voler possedere l’altro e questo può generare una confusione poiché allontana la persona dal reale contatto intimo con sé e con l’altro.
Se si riesce a superare il bisogno di possedere il bello allora è possibile viverlo pienamente e in armonia con il mondo.
Sicuramente la bellezza rimane un concetto, ed un concetto che è assolutamente relativo e anche soggettivo, ma psicologicamente parlando potrebbe rievocare diverse situazioni. In psicoterapia la bellezza è usata in molti modi diversi, e la psicoterapia aiuta anche a vedere la bellezza in molte cose, non solo dove tutti la cercano, ma anche in qualcosa di inaspettato.